La Salita di Montallegro

I Sentieri della Storia

Le più antiche testimonianze scritte relative al borgo di Rapallo risalgono all’XI-XII secolo. Si tratta di brevi cenni, in alcuni casi solo rimandi a persone, o ad autorità ecclesiastiche, che hanno o gestiscono proprietà e interessi nel borgo e nel territorio circostante. Queste informazioni è possibile trovarle all’interno della preziosissima documentazione notarile conservata all’Archivio di Stato di Genova.

Tali carte permettono oggi di avere notizia degli abitanti del territorio e delle principali attività economiche e sociali di Rapallo in età medievale. Possiamo sapere l’importanza che in quei secoli avevano gli allestimenti periodici di mercati, veri e propri punti di riferimento per l’economia di un comprensorio esteso, costituito da borghi collegati tra loro da un sistema efficiente di strade. All’interno di questa rete viaria che collegava Genova alla valle di Rapallo, e quest’ultima ai territori dell’entroterra, il burgus Rapalli era nodo strategico e luogo di approdi che permettevano i commerci marittimi, nonché territorio di transito di trafficati percorsi regionali. I mercati, infatti, rappresentavano la principale occasione di incontro e di scambio tra gli abitanti del borgo, delle ville del circondario, e quelli provenienti dalle aree limitrofe.

Tra le testimonianze scritte più antiche su Rapallo, due appartengono a illustri e autorevoli genovesi che vollero descriverne il territorio e la popolazione. La prima di queste spetta a Jacopo Bracelli, diplomatico cancelliere della Repubblica di Genova, intellettuale e affermato umanista, che intorno al 1462 così descrive il borgo conosciuto allora con il nome ‘Rapallum’:

Burgum et terra sine muro, tutissima propter passus strictos territorii et est principium gulfi Rapali, hinc vinum, oleum, castanee et citroni, sic vulgariter nominati, in magna copia alias transferuntur, eius habitantes sunt ultra octigenti; distat a Zoalio per miliaria tria.

Grazie alle parole di Bracelli, oggi possiamo immaginare Rapallo alla metà del Quattrocento: borgo senza mura di poco più di ottocento abitanti, sul cui territorio si producono in abbondanza e si commerciano vino, olio, castagne e agrumi.

Alcuni decenni dopo, in uno scritto pubblicato postumo nel 1537, Agostino Giustiniani, vescovo genovese di Nebbio (Corsica) e illustre studioso, noto per le sue accurate descrizioni dei territori della Repubblica di Genova, così scrive a proposito di Rapallo e dei suoi abitanti (i ‘fochi’ o ‘foghi’ corrispondono ai focatici, ovvero ai nuclei familiari):

Et ultimo viene il borgo di Rapallo ben popolato e civile, e fa trecento fochi, con la parrocchia de’ Santi Gervasio e Protasio e due monasteri, uno di Eremitani e l’altro di Minori. Et è questo borgo il capo del golfo, nel quale sono più porti, Prello, Trivello, Pomà e Langan. Et alle spalle del borgo è un bel piano nominato il canale… ed in questo canale sono San Piero con fochi cinquantacinque, Sant’Andrea di Foggia con fochi trenta, San Quilico con fochi sette; e le ville di Rapallo infra terra sono San Michele con centoventi fochi, San Siro qual ne fa cinquanta, la villa di San Lorenzo qual ne fa ottanta, quella di San Martino settanta, quella di San Massimo con centoventicinque, una rettoria nominata nostra Donna del Campo, il monastero di Val de Christo… et altre ville sono la Stella con dieci foghi et la villa di Zoaglio celebrata per la bontà dell’olio qual comprende foghi cinquanta et la villa di Sant’Ambrosio con cento foghi e quella di San Giovanni con sette case. I borghesi di Rapallo sono gente assai civile, mercadanti et marinai, quali hanno parecchi navigli et artifici con pochi lavoratori.

Tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo le autorità politico-religiose e gli abitanti di Rapallo – in tutto poco meno di 4.000 anime tra centro abitato e territorio circostante – concorrono alla realizzazione di un percorso pedonale e al miglioramento di una rete di sentieri, in parte già esistenti in età medievale e utilizzati per collegare il ‘Borgo’, le ville del sestiere di ‘Borçuli’ (Borzoli) e il monte Leto (Lieto), con lo scopo di mettere in comunicazione il centro abitato di Rapallo al santuario di ‘Mont’Allegro’ attraverso un sentiero più agevole e veloce. Il percorso, della lunghezza di circa 3.600 metri, andava ad affiancare, tra gli itinerari possibili di collegamento al santuario, l’antica strada denominata ‘della Madonna’, che collegava, attraverso il fossato e la valle di ‘Monti’, il ‘Borgo’ al passo della Crocetta, quindi al cosiddetto ‘Oltremonte’, alla Fontanabuona e al piacentino. All’inizio del Seicento (dal 4 gennaio 1608 «Rapalli Capitaneatus institutio per quinquennium duratura») il capitaneato di Rapallo, al di fuori del Borgo, era diviso in cinque ‘quartieri’, che qui riproponiamo come furono annotati in un documento seicentesco, oggi conservato nell’Archivio storico comunale di Rapallo [VEDI IMMAGINI FILE R 0287.0001_capitaneato di rapallo e R 0287.0002_capitaneato di rapallo] :

  • Amandolessio (Amandolesi), comprendente le Capelle di Cerisuola, San Pietro, Santa Maria e San Quilico;
  • Borzuli (Borzoli), comprendente le Capelle diSant’Ambrosio, San Martino di Zuagli, San Pietro di Rovereto, San Maurizio di Monte;
  • Pessino (Pescino), comprendente le Capelle di Santa Margarita , San Siro, San Giacomo, Santa Maria di Nazarego e San Martino di Portofino;
  • Olivastro , comprendente le Capelle di Gervaso et Protasio,San Michele, San Massimo, San Lorenzo,San Martino, Sant’Andrea di Foggia, Chigniero e Aboccò;
  • Oltramonte (Oltremonte), comprendente le Capelle diSan Gio. Batta di Picagna (Cicagna), Santa Margarita di Meconesi, San Vincenzo del Favale, Sant’Andrea de Verzi, Sant’Ambrosio d’Orero, San Martino di de Zerega, San Michele di Soglio, San Nicolosio di Coreglia e San Giacomo di Canevale.

Oggi il borgo di Rapallo è ancora ripartito in ‘quartieri’, detti ‘sestieri’, e solo uno tra quelli più antichi, sebbene ridotto nelle dimensioni, ha conservato il proprio nome, vale a dire il sestiere di Borzoli. Gli altri cinque, procedendo da ponente, sono San Michele, Costaguta, Cappelletta, Cerisola e Seglio.

All’inizio del Novecento, Arturo Ferretto, noto storico rapallese, funzionario dell’Archivio di Stato di Genova e membro del Consiglio di presidenza della Società ligure di storia patria, ricostruì in alcuni suoi scritti la storia della cosiddetta ‘strada della Madonna’, grazie ad una serie di documenti del XVI secolo rinvenuti fortuitamente negli archivi del Senato della Repubblica di Genova. Le carte, datate 1559 e 1583, si riferivano a lavori di manutenzione straordinaria e allargamento di un’arteria di collegamento già esistente da secoli e ritenuta al tempo assai strategica per la Repubblica di Genova, poiché grazie ad essa era possibile raggiungere Bobbio, il piacentino e la Lombardia. Il 27 luglio 1583 il podestà di Rapallo informava il capo del sestiere di Borzoli, Bartolomeo Castagneto, e altri rappresentanti del sestiere:

che per il primo d’agosto dessero principio e conducessero a termine la strada della Madonna, che vien frequentata dai mulattieri e dai viandanti in modo che sia larga almeno undici palmi, onde vi possano comodamente passare gli uomini, i viandanti e i mulattieri con o senza bestie.

La strada – si legge nelle carte – in precedenza chiamata ‘di Piacenza’, prese questo nome dopo la diffusione del culto mariano di Montallegro, più precisamente ‘due anni e quattro mesi dopo la data di apparizione’ del 2 luglio 1557. Da allora fu chiamata così non solo la strada che collegava il ‘Borgo’ al santuario e al passo della Crocetta, ma anche quella che dal passo scendeva fino al ‘Pian dei Manzi’ e alla Fontanabuona, attraverso la parrocchia di Coreglia.

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